Progettare con la Natura e il Metodo ecologico

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17 Gennaio 2024

Quando si parla di progettazione del paesaggio si deve tenere ben presente che  la Natura è una realtà viva, dinamica, in continuo movimento, che funziona a prescindere dal nostro intervento e che continuerà a procedere, a trasformarsi anche dopo di noi. Ecco perché è di fondamentale importanza conoscere gli elementi che compongono il paesaggio, i processi naturali attivi o potrebbero verificarsi in un determinato luogo, prima di intervenire. Un approccio attento, che tiene conto di questa componente del divenire insita nel paesaggio, capace di rendere “visibile” qualcosa che altrimenti non saremo in grado di percepire, sottolinea la differenza che esiste tra una progettazione equilibrata e riuscita ed una distruttiva e fallimentare.

Ian L. McHarg, architetto paesaggista, fondatore del dipartimento di Landscape Architecture and Regional Planning all’Università della Pennsylvania e suo direttore per trent’anni, nel suo libro “Progettare con la natura” affronta in maniera approfondita questa tematica. Ponendosi l’obiettivo di analizzare e rendere note le relazioni tra l’ambiente naturale e quello antropico, McHarg dimostra con una serie di esempi, come applicando un metodo ecologico e una progettazione attenta, si possano sfruttare appieno le potenzialità che la Natura offre, migliorando di conseguenza la qualità della vita dell’uomo. McHarg nello specifico pone l’accento non su una progettazione “imposta” sulla Natura ma sulla preposizione “con”, che implica una cooperazione tra le esigenze umane e biologiche, ristabilendo un rapporto equilibrato e non più distruttivo tra uomo e Natura.

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“Nella ricerca della sopravvivenza, del successo e della realizzazione di sé, la concezione ecologica offre uno strumento prezioso. Essa mostra la via all’uomo che desideri essere l’enzima della biosfera, il suo custode, che accresce l’adattamento creativo dell’uomo-ambiente, che realizza il progetto dell’uomo con la Natura.”

L’ambiente è adatto alla vita, ma ogni organismo per sopravvivere tenderà ad adattarsi ad esso o viceversa adatterà l’ambiente ai suoi bisogni. Tale processo è continuo e dinamico, e si muove nella direzione che va dalla semplicità alla complessità, dall’uniformità alla diversità, da un basso a un alto numero di specie, e corrisponde a quei processi creativi fondamentali per la vita sulla terra. L’incapacità di adattamento non è creativo, i processi per i quali il sistema passa dalla complessità alla semplicità sono fondamentalmente distruttivi, ed è verso questa prospettiva che ci stiamo avvicinando spaventosamente.

Il problema principale del rapporto uomo e Natura deriva dai valori predominanti della società moderna, dalla concezione ampiamente diffusa che la Natura sia semplicemente il fondale decorativo della commedia umana, che serva unicamente ad “abbellire” lo squallore delle città. Tutta la realtà viene valutata secondo un modello economico, che procede inesorabilmente verso la distruzione in nome del progresso; l’unità di misura è il denaro, che non riesce ad incorporare i processi fisici e biologici ed automaticamente li esclude nonostante siano alla base della vita sulla terra. Tale concezione si oppone a quella verso cui dovremmo tendere, che invece vede l’uomo immerso nella Natura, consapevole dei processi e attento nella gestione del proprio territorio, le sue creazioni sono appropriate al luogo, soddisfano le esigenze della società senza sopraffare la natura, durano nel tempo evolvendosi con i processi naturali ed i cicli biologici.

Il metodo ecologico di McHarg

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Il metodo ecologico proposto da McHarg va proprio in questa direzione, permette di creare un sistema di valori delle aree d’intervento, in modo da determinare anche il grado di tolleranza e intolleranza di determinati ecosistemi a certi usi, mediante una serie di criteri ecologici così riassunti:

Neghentropia, generare processi che vanno dalla semplicità alla complessità

Appercezione, realizzare soluzioni creative con minimo costo e massimo beneficio

Simbiosi, creare accordi cooperativi tra i diversi organismi

Adattamento, scegliere l’ambiente adatto a determinati usi e valutare il grado di adattabilità degli organismi all’ambiente

Salute/patologia, controllare i risultati positivi o negativi dell’applicazione dei singoli criteri del metodo ecologico

La rinaturalizzazione del fiume Aire

Uno degli esempi di progettazione paesaggistica che segue i processi naturali è quello, realizzato da Atelier Descombes Rampini + Superpositions,  che si è occupato della riconfigurazione e rinaturalizzazione del fiume Aire in Svizzera, vicino a Ginevra. L’opera ingegneristica di canalizzazione che aveva trasformato l’aspetto del corso d’acqua, fra la seconda metà dell’ottocento e gli anni quaranta del novecento, era stata realizzata con l’obiettivo di eliminare il rischio inondazioni e rendere coltivabile un’area paludosa. Le profonde conseguenze sul paesaggio, sulla flora e la fauna che un tempo popolavano il tortuoso corso d’acqua, all’epoca dell’intervento erano passate in secondo piano.

Il progetto, vincitore di numerosi premi, evidenzia una riscoperta della natura e del suo valore intrinseco, poiché cambia la modalità di approccio con cui generalmente venivano affrontati i corsi d’acqua. Dopo più di un secolo di interventi in cui i fiumi venivano deviati, imbrigliati, canalizzati, incastrati in argini altissimi o tombati del tutto, negli ultimi anni si parla sempre di più spesso di “parchi fluviali”, di ricucire il rapporto tra le città e i corsi d’acqua che le attraversano, del recupero e valorizzazione degli habitat acquatici etc. Ed è proprio in questo contesto che si inserisce il progetto di rinaturalizzazione del fiume Aire.

L’idea dei paesaggisti, a differenza di quanto indicato nel bando di concorso del 2001, non elimina il vecchio canale ma lo conserva, come traccia storica della piana, caratterizzando il progetto con due elementi: il fiume e il suo doppio, l’Aire e il suo canale. Quest’ultimo è stato trasformato in una passeggiata con giochi d’acqua, panchine, zone funzionali e pergole. Mentre il nuovo alveo del fiume è stato realizzato lasciando il fiume libero di creare il proprio percorso, inserendo unicamente un pattern di rombi, che ricordano un po’ un opera d’arte, la quale pone al centro dell’attenzione il corso del fiume ed il percorso che esso decide di seguire attraverso le losanghe.

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Rinaturalizzazione Aire - Foto di © Fabio Chironi - Fonte immagine: Landezine - https://landezine.com/renaturation-of-the-river-aire-geneva/

Conclusioni

La concezione ecologica offre uno strumento prezioso, mostra all’uomo la giusta via da seguire. Egli fa parte del sistema e dipende interamente da esso, ma ha il dovere di amministrarlo, compito che deriva appunto dalla sua capacità di realizzare soluzioni creative con il minimo costo e massimo beneficio, di trovare soluzioni basate sulla natura (NBS). Tenendo ben presente la realtà viva e dinamica della Natura e lasciando spazio a quelli che sono i processi naturali che trasformano il paesaggio costantemente, è infatti possibile realizzare progetti che non si “impongono” sul territorio ma ne assecondano ed esaltano le componenti principali. Tale concezione inserisce l’uomo in un ruolo nuovo rispetto al passato, non più dominatore e distruttore ma custode e protettore della natura e della biodiversità. 

Nella nostra esperienza di progettazione un esempio di quest’approccio naturalistico, con le cosiddette “infrastrutture blu e verdi” è presente nel: Progetto di rinaturalizzazione dell’area di laminazione Bramasole , in cui nell’ambito di una gara per la realizzazione di un’area di laminazione per il Torrente Pesa, è stata recuperata la fascia riparia con i suoi habitat, andando ad innescare una serie di processi naturali fondamentali che fanno sì che l’area assuma un ruolo di corridoio ecologico.

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Progetto di rinaturalizzazione dell’area di laminazione Bramasole
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Progetto di rinaturalizzazione dell’area di laminazione Bramasole

FONTI

McHarg Ian L., Progettare con la Natura, Franco Muzio Editore, 2007.

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